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martedì 29 aprile 2014
a Bologna nasce Indici Opponibili
domenica 3 luglio 2011
Val di S'usa
Forse quello che hanno pensato è che questa valle, che si chiama Susa, si chiamasse così perché si può usare, come se fosse in qualche modo a disposizione.
Ma così non è, anzi, pare proprio che non lo sia soprattutto per chi ci vive.
E qui nasce il problema.
Può lo Stato delle Cose decidere che una valle sia fondamentale per fare evolvere un paese e congiungerlo all'Europa? Può, dicevo, uno Stato, decidere che una linea ferroviaria debba passare in una valle e in questo modo sia obbligato a sbattersene totalmente dei suoi abitanti, che tutti tutti scemi e ignoranti non saranno?
Se è uno Stato delle Cose e non delle Persone può, e appunto. Punto.
Può sì. Anzi, deve! Perché vuole i finanziamenti europei e le parole innovazione e passante fanno più breccia nella gente di quanto non facciano i lunghi giri, i discorsi, che servono a motivare il No dei noTAV.
E con quei finanziamenti ci mangiano in tanti. Da una parte e dall'altra delle alpi. E quelli che mangiano sono anche quelli che controllano il potere e se controlli un po' il potere, ci vuol poco per far pensare alla maggioranza che quella della val di susa sia una valle di montanari rincoglioniti che rompe i coglioni.
Il no dei noTav è un no che ha già perso in partenza la battaglia della comunicazione.
Un no sconfitto e inefficace per tutti quelli che non hanno più la forza di prendersi il tempo, di entrare nei dettagli, di ascoltare parlare anche chi è noioso perché in realtà la val di susa non ci interessa perché non ci viviamo e allora va bene schierarsi dalla parte che ci tranquillizza più in fretta. Più democratica. Meno arretrata. Più in linea con la forza di maggioranza, che noi non siam mica di quelli... noi siam fattivi ...
O ragazzi....siam mica qui a mettere i pesi agli elefanti.
Però oggi, che è una cosa di quelle che io un po' l'ho già vista e mi prudono subito le mani, oggi, dicevo, che tutti lo sapevano che in Val di Susa ci sarebbero andati in tanti, oggi sono arrivati i Black Bloc.
E allora, visto che a pensar male ci vuole poco, io mi son ricordato che i black bloc si possono pensare in due modi:
il primo, che è un può quello che va bene per le famigliole e gli anziani ed è un titolo da Resto del Carlino, che tranquillizza come tranquillizza una lavagna buoni e cattivi:
- quando ci sono i black bloc c'è molta polizia.
ma visto che tutte le volte le notizie le danno così: "a sorpresa arrivano i black bloc..." oppure: "spuntano i black bloc tra i manifestanti" a me mi vien da pensare che i black bloc non siano mai attesi e che quindi sarebbe impossibile mandare tanta polizia sapendo da prima che ci saranno loro, i cattivi più cattivi del mondo.
E allora quella frase mi basta girarla:
- quando c'è tanta polizia, ci sono i black bloc
...be', potrebbe suonare strana. Almeno quanto suonava strano a Genova vedere parlare i black bloc con i commissari di polizia, vederli muoversi compatti e organizzati come delle squadre militari etc. etc.
E tutte le volte, ancora più strano, i black bloc saltan fuori quando ci sono in ballo questioni europee.
Io non lo so. A me sembra anche giusto che della gente che è cresciuta in una valle, che l'ha abitata facendola vivere, che l'ha amministrata, che ha pagato tasse, lavorato e fatto tutto quello che deve fare un cittadino in uno Stato per essere considerato (anche dagli altri cittadini) tale, a me sembra giusto che possa decidere sì o no su un tema così.
Che a dire la verità ci sono altre priorità rispetto alla Tav. Oppure no?
Che se proprio vogliam usare i treni magari ci facciamo una ragionata e un po' di investimento non solo in val di Susa?
Bon.
PS: a volte mi vien da pensare alla caraffa Brita. Che una società di Torino ha detto che l'acqua della Brita è cancerogena. E allora io mi son preoccupato, perché la caraffa Brita io la uso tutti i giorni.
E ho guardato su internet. Ma tutti, tutti in giro mi dicevano: merda...hai la brita? hai letto? è cancerogena.
E su internet, mentre penso al fatto che prima di usarla mi ero letto il manuale, su internet, leggo che lo studio sulla caraffa Brita l'ha finanziato il consorzio Acque Minerali Italia.
Ma dai?
LA Brita ha ufficialmente risposto così: noi abbiamo 2 certificazioni dei ministeri degli ambienti di due paesi che non sono l'Italia.
E allora a tutti quelli che han saputo della Brita cancerogena gli vorrei chiedere: ok, questa è una notizia, ma perché l'hai avuta? Dove l'hai letta? Perché l'hanno pubblicata? Perché qualcuno ha spinto perché tu sapessi arrivassi a saperlo?
Già...
Ma così non è, anzi, pare proprio che non lo sia soprattutto per chi ci vive.
E qui nasce il problema.
Può lo Stato delle Cose decidere che una valle sia fondamentale per fare evolvere un paese e congiungerlo all'Europa? Può, dicevo, uno Stato, decidere che una linea ferroviaria debba passare in una valle e in questo modo sia obbligato a sbattersene totalmente dei suoi abitanti, che tutti tutti scemi e ignoranti non saranno?
Se è uno Stato delle Cose e non delle Persone può, e appunto. Punto.
Può sì. Anzi, deve! Perché vuole i finanziamenti europei e le parole innovazione e passante fanno più breccia nella gente di quanto non facciano i lunghi giri, i discorsi, che servono a motivare il No dei noTAV.
E con quei finanziamenti ci mangiano in tanti. Da una parte e dall'altra delle alpi. E quelli che mangiano sono anche quelli che controllano il potere e se controlli un po' il potere, ci vuol poco per far pensare alla maggioranza che quella della val di susa sia una valle di montanari rincoglioniti che rompe i coglioni.
Il no dei noTav è un no che ha già perso in partenza la battaglia della comunicazione.
Un no sconfitto e inefficace per tutti quelli che non hanno più la forza di prendersi il tempo, di entrare nei dettagli, di ascoltare parlare anche chi è noioso perché in realtà la val di susa non ci interessa perché non ci viviamo e allora va bene schierarsi dalla parte che ci tranquillizza più in fretta. Più democratica. Meno arretrata. Più in linea con la forza di maggioranza, che noi non siam mica di quelli... noi siam fattivi ...
O ragazzi....siam mica qui a mettere i pesi agli elefanti.
Però oggi, che è una cosa di quelle che io un po' l'ho già vista e mi prudono subito le mani, oggi, dicevo, che tutti lo sapevano che in Val di Susa ci sarebbero andati in tanti, oggi sono arrivati i Black Bloc.
E allora, visto che a pensar male ci vuole poco, io mi son ricordato che i black bloc si possono pensare in due modi:
il primo, che è un può quello che va bene per le famigliole e gli anziani ed è un titolo da Resto del Carlino, che tranquillizza come tranquillizza una lavagna buoni e cattivi:
- quando ci sono i black bloc c'è molta polizia.
ma visto che tutte le volte le notizie le danno così: "a sorpresa arrivano i black bloc..." oppure: "spuntano i black bloc tra i manifestanti" a me mi vien da pensare che i black bloc non siano mai attesi e che quindi sarebbe impossibile mandare tanta polizia sapendo da prima che ci saranno loro, i cattivi più cattivi del mondo.
E allora quella frase mi basta girarla:
- quando c'è tanta polizia, ci sono i black bloc
...be', potrebbe suonare strana. Almeno quanto suonava strano a Genova vedere parlare i black bloc con i commissari di polizia, vederli muoversi compatti e organizzati come delle squadre militari etc. etc.
E tutte le volte, ancora più strano, i black bloc saltan fuori quando ci sono in ballo questioni europee.
Io non lo so. A me sembra anche giusto che della gente che è cresciuta in una valle, che l'ha abitata facendola vivere, che l'ha amministrata, che ha pagato tasse, lavorato e fatto tutto quello che deve fare un cittadino in uno Stato per essere considerato (anche dagli altri cittadini) tale, a me sembra giusto che possa decidere sì o no su un tema così.
Che a dire la verità ci sono altre priorità rispetto alla Tav. Oppure no?
Che se proprio vogliam usare i treni magari ci facciamo una ragionata e un po' di investimento non solo in val di Susa?
Bon.
PS: a volte mi vien da pensare alla caraffa Brita. Che una società di Torino ha detto che l'acqua della Brita è cancerogena. E allora io mi son preoccupato, perché la caraffa Brita io la uso tutti i giorni.
E ho guardato su internet. Ma tutti, tutti in giro mi dicevano: merda...hai la brita? hai letto? è cancerogena.
E su internet, mentre penso al fatto che prima di usarla mi ero letto il manuale, su internet, leggo che lo studio sulla caraffa Brita l'ha finanziato il consorzio Acque Minerali Italia.
Ma dai?
LA Brita ha ufficialmente risposto così: noi abbiamo 2 certificazioni dei ministeri degli ambienti di due paesi che non sono l'Italia.
E allora a tutti quelli che han saputo della Brita cancerogena gli vorrei chiedere: ok, questa è una notizia, ma perché l'hai avuta? Dove l'hai letta? Perché l'hanno pubblicata? Perché qualcuno ha spinto perché tu sapessi arrivassi a saperlo?
Già...
venerdì 28 gennaio 2011
full motel jackass
ci sono una serie di considerazioni che vanno fatte.
La prima è che sicuramente il problema non è lui. Ma che ha rotto i coglioni questo bisognerà ricordarsi di ricordarlo perché sarei un po' stanco di girarci attorno...e per forza. Per una sorta di obbligo che impone il fuggire argomenti noiosi e trattati allo sfinimento.
C'è poi il fatto secondario che non solo ha rotto i coglioni, ha fatto quello che ha fatto negli ultimi troppi anni a partire da una fortuna le cui radici affondano nel: boh, mah....
E però, ricordiamoci le nostre certezze documentate ma dimenticate: P2, corruzione, mafia l'indubbio controllo degli organi di informazione e formazione.
Ma passiamo oltre...non sono né la persona giusta, né voglio unirmi a quelli che hanno la voglia e le capacità di riepilogare. Basterebbe poi la risposta alla domanda: chi è, perché è lì e come ha fatto ad arrivarci.
Andiamo oltre dicevo.
La seconda è la parola parodia e il suo perdere di significato ogni giorno che passa.
I toni accesi, volgari, tipici della fiction, sono entrati nei filmati di Repubblica.it e altri siti, nei TG di ogni rete, negli articoli di giornale. E il vero problema è che Full Metal Jacket è buona fiction, questa - quella di cui parliamo - non lo è, assolutamente. Ma proprio no.
Per raccontare abbastanza fedelmente il livello di stupidità, di vuotezza, di leccaculismo e cameratismo maschilista e becero con cui stiamo riempendo ogni spazio di comunicazione ho usato il monologo iniziale di full metal jacket. Ho cambiato meno del 10% delle parole.
Del resto, cosa c'è di più stupido di un corso di marines? Ma scusate, in quale altro posto un essere umano potrebbe esssere privato della propria identità diventando nient'altro che un pezzo di carne?
Riposta: in Italia, nei palazzi del potere.
E non parliamo di marines che si offrono volontari per andare in guerra ma di ragazze che si offrono di sollazzare un vecchio, grinzoso, dal noto cattivo gusto e dalle fattezze ormai simili a quelle di Yogurt in Balle Spaziali.
E qui c'è un problema che va oltre il reato (dovevamo cercare un altro reato? davvero?).
Qui c'è qualcosa che non è accettabile ed è: ma di cosa stiamo parlando?
Cosa devo sentire quando torno a casa dal lavoro, quando accendo la TV, quando vado dal barbiere o bevo un caffé alla machinetta con i colleghi?
Quanto entra nella vita delle persone tutto questo cattivo gusto? Quanto le cambia? Quanto le svuota...
Provo a dire? Tantissimo.
E sono anni che si va avanti così.
Un pensiero unico che pensiero non è. Un non pensiero unico.
La soluzione?
Boh...diventare esigenti ed elevare il nostro gusto personale?
Mah.
Per farlo dovremmo aprirci ad altro e andarcelo a cercare. Per farlo dovremmo farci piacere un'alternativa...
Ma se una realtà che fa della messa in scena il suo centro non si sa mettere in scena, come pubblico avremmo il dovere di selezionarla. O no?
Perché se è spettacolo che almeno sia fatto con criteri adatti allo spettacolo. A quello vero.
Non l'avanspettacolo. Non il bagaglino. E dai!
Esigere altro.
Però, some si fa ad esigere altro?
Ed ecco spiegato il monologo di Quinto Potere.
Io non lo so come. Ma mi piacerebbe che quantomeno ci si incazzasse riconoscendo: io voglio di più, cazzo. Me lo merito. Non mi obbligherete a sopportarvi. A sopportare tutto questo.
Punto.
Ci sono altre vite, altre bellezze, altre idee che non sono mai citate, ci sono altre forme per raccontare. Più interessanti? E chi lo sa. Però è probabile...non trovate?
Dal punto di vista personale ci tengo a dire questo: a volte vale la pena provarsi.
E se poi non costa tanto, se non è pericoloso, se non è complicato.
Si può provare no? Tanto, cosa si rischia di perdere?
Perdere il tempo che usiamo per guardare il TG1? Che usiamo per la TV, per certo cinema, per certa musica?
Quello di cui parlo si può fare mentre siamo con altri.
Ed è un modo - quello che preferisco - per sviluppare una sensibilità diversa su un tema molto centrale: intrattenimento.
Tutta la TV intrattiene. A partire dai TG.
Intrattiene Striscia la Notizia. Intrattiene Paolini parlando di Aktion T4. Intrattiene il DVD che ti scarichi, la tua serie preferita.
Tu quale scegli?
Risposta: scelgo quello che mi piace di più...
E come lo decidi? Lo decidi in base alle informazioni che hai. O che trovi (se sei un po' attivo, se sai dove cercare, se hai tempo di farlo). O lo stato d'animo in cui sei.
Ma come lo creano tutto questo intrattenimento? Che meccanismi usano?
Non ho intenzione di rispondere a questa domanda.
Preferisco rilanciare.
E se provassimo a raccontare storie, ad intrattenerci, inventare favole, raccontare aneddoti e renderli interessanti. Al caffé, alla sera in famiglia... quando capita.
Difficile? Può essere. Ma ho idea che si migliori in fretta e che sia divertente...
L'effetto immediato potrebbe essere un'avversione verso chi le storie le racconta male, verso chi copia o ripropone sempre la stessa minestra, verso l'assoluta mancanza di fantasia.
Un odio verso i pruriti, i bigotti, le mentalità chiuse e i divieti di pensiero.
La volgarità non ha a che fare con il volgare.
La mancanza di fantasia è quello che offende davvero.
Dopo essermi masturbato ho sempre una specie di blackout. Una piccola amnesia.
Stavo rovistando nella merda senza ricordare perché ne cosa stessi cercando. Scostai la carta igienica con pallini rossa comprata al supermercato, quella spessa e che facilita un lavoro pulito, poi iniziai a sezionare la salsiccia marrone. Le dita affondavano nella materia calda come fosse il bozzolo di una farfalla.
D'un tratto apparve la punta di quello che poteva sembrare un foglio di carta arrotolato.
Lo sfilai lentamente, lo portai all'altezza dello scarico e tirai lo sciacquone.
Appiattendolo con le mani lo stesi sulla ciambella ancora tiepida.
C'era scritto: ti prego, dimmi che non mi hai recuperato.
La morale è: meglio essere lucidi e non intrattenersi troppo o si rischia di fare cose stupide e ritrovarsi nella merda.
sabato 8 gennaio 2011
BHOLLYWOOD PARTY
La cosa decisamente più strana fu l'inizio della serata.
Ora, penso capiti a tutti di arrivare a una festa pieni zeppi di buoni propositi, del tipo: adesso arrivo là e magari succede qualcosa, che so, conosco meglio la tal tipa, o incontro qualcuno di cui fino a pochi momenti prima non conoscevo neanche l'esistenza e da quel momento diventerà un chiodo fisso; che poi magari un giorno, magari dopo quarant'anni - che tu non lo puoi escludere perché alla fine è davvero così che succede - tra quaranta o cinquant'anni sei lì che le tieni la mano mentre sta per andarsene, con i vostri figli e i nipoti seduti ordinati attorno al letto e con quella tristezza e la forza che serve a resistere in certe situazioni. La forza delle famiglie quando sono solide.
Be', alla festa questa persona non la conosci ancora ma sei lì lì per...
Ecco, cose così.
Ma l'inizio delle serata non prometteva niente che avesse minimamente a che fare con tutto questo. Ed è tipico. Dico il fatto che poi non succeda davvero quel qualcosa che ti aspetti. Sono idee che nascono nella testa e te le puoi godere solo durante il viaggio, come nelle canzoni degli 883.
Entrai nella casa e mi sembrò tutto ordinato, così ordinato da mettere una pietra sopra ad ognuno dei ridicoli sogni di gloria. C'era da bere sì, ma niente di eccessivo, c'era musica sì, ma non da ricordare e c'era gente sì ma niente che uscisse dagli standard, insomma c'era tutto quello che serve a una festa per divertirsi un sei, sei e mezzo, in una scala che va da uno a dieci.
E sei e mezzo si sa: è un voto del cazzo.
Difatti per un'oretta le cose andarono lisce come l'interno di un porta gioielli - quelli con il vellutino e la fessura che serve a bloccare l'anello - sempre che li facciano ancora così. Si beveva, si suonava la chitarra. Si stava fra amici. Ci conoscevamo quasi tutti e quando ci si conosce quasi tutti è raro che succeda qualcosa di folle o di strano o inaspettato. Deve essere stato quando qualcuno - se solo riuscissi a ricordarmi chi - ha proposto un gioco da adolescenti - che sul momento avrei voluto anche prenderlo per il culo ma poi chissà perché non l'ho fatto - tipo: dai facciamo il gioco della bottiglia, facciamo il gioco della bottiglia. Non che io sia bacchettone o chiuso o restio... ci mancherebbe. Ma a sangue freddo mi chiedo: mi spiegate che senso ha fare un gioco da tredicenni per dei pruriti che se dio vuole dovrebbero essere superati? Comunque, la cosa non va così, o meglio, va così ma non nel senso che mi oppongo o prendo in giro qualcuno o ridicolizzo chi partecipa. Al terzo giro sono nel cerchio e gioco anch'io.
E la cazzo di bottiglia gira.
Ora - ma cristo di dio possibile che non mi ricordi proprio chi era? - fatto sta che chi aveva stabilito le regole decise che ci si doveva baciare tutti e in tutte le combinazioni: donne con donne, uomini con uomini e via discorrendo. E be', ai primi giri le cose vanno come devono andare e mi capitano sotto quelle due che le tenevo d'occhio già da un po'. Prima una e poi l'altra. E la cosa più bella, la cosa che proprio mi fece pensare che quella festa stesse per meritarsi un sette o anche sette e mezzo, era che sembrava che a loro non dispiacesse affatto. Si attaccavano e con le labbra mi facevano capire che era solo l'inizio. Ecco cosa pensai. Solo l'inizio. Mi sembra di averle ancora qua davanti, le vedo mentre si guardano e glielo leggo in faccia che hanno altri progetti. Per dopo.
Poi di colpo la sfortuna si mette di traverso ed ha la forma di una bottiglia che indica dove non deve. Perché lui, lui, è uno che segue le regole. E la regola è che dobbiamo baciarci.
Solo all'idea anniento tutti i sogni di gloria e il voto della festa spronfoda sotto la sufficienza.
Col senno di poi la cosa fu quasi indolore. Un'idea di umidità sbagliata e un senso di ribrezzo dovuto a un contatto barba-barba. Contatto da dimenticare. Subito dopo mi chiamai fuori e restai a guardare dal divano il numero dei partecipanti al gioco aumentare progressivamente. Poi, gradualmente, lentamente e inesorabilmente, le cose cominciarono a diventare come dire: strane?
Mi sono sempre chiesto se sia possibile individuare l'inizio di una reazione a catena. Dovrebbe essere semplice. Prendi un sasso, lo lanci in discesa, il sasso muove altri sassi e questi ne muovono altri ancora. Così via finché non hai creato una frana - ma non penso vada sempre così. E poi: è il sasso il responsabile? Sì, un sasso sicuro, ma quale? Il primo? Molto spesso non accade nulla, anzi il più delle volte non succede DAVVERO che se lanci un sasso in mezzo ad altri sassi, questo faccia cominciare qualcosa...
E quella sera non so, non riesco a stabilire chi o cosa ma il fatto è che quello che ho visto be', l'ho visto con i miei occhi. La bottiglia continuava a girare ma ormai era diventata un elemento di scena, una giustificazione all'azione che muoveva sul set. Era diventata come quei crocefissi illuminati da un cono di luce mentre gli attori in penombra recitano il rosario.
Le persone si baciavano ovunque. C'erano labbra umide che sfioravano colli, mani che scostavano capelli per baciare nuche di teste che si davano ad altre labbra, altre nuche e altri colli finché qualcuno si staccava ma giusto il tempo necessario a dare un altro giro alla bottiglia, come se quella fosse una giustificazione valida. Come se fosse quello, quel piccolo totem di vetro, come fosse lui ad essere responsabile di ciò che stava accadendo.
E da lì a pochi minuti mi si avvicinarono per mantenere la promessa che avevo letto in quei baci.
Ora: fino a prova contraria viviamo in un'era in cui si è disinibiti e questo è un bene. Ma a dire la vera verità, l'idea di andare contemporaneamente con due donne porta con sé un discreto corredo visivo. Mi spiego: parlo di cinema, televisione, siti internet. E non solo porno. Anche.
Guardate, non è banale e su sta cosa ci sarebbe da ragionare parecchio.
Mio nonno era nato nella prima decade del novecento. Difficilmente penso avesse chiaro il concetto di double penetration o di creampie o che cos'è un rainbow party. Non che siano fondamentali o diffusissimi però, per dire, se andassi da una mia amica e le dicessi: ehi, ma...sesso con due uomini? Be' non mi stupirei sapendo che quella domanda le riporta alla mente un pomeriggio in cui, adolescente, alcuni amici le hanno fatto vedere una scena tratta da Rocco più che mai a Londra, o da Oral Pronobis, o da Doppio Gioco a Smanatthan. Capite? O magari un pezzo di un film d'essai francese, visto che quelli riescono sempre a buttare dentro una doppia penetrazione, e in quel caso è una doppia penetrazione d'autore. O un film giapponese. O magari è la mia stessa amica che ogni tanto si collega a internet per guardare una scena in cui una tizia bendata lo fa con due uomini vestiti da studenti giapponesi, che la frustano con una manina appiccicosa di gomma – quella delle patatine - mentre le urlano: Gundam: oh oh, Gundam: oh, oh...
Che c'è di male?
Insomma, quello che voglio dire è che mio nonno, pace all'anima sua, se si fosse trovato con due donne, avrebbe dovuto improvvisare senza linee guida. Ed è più umano no?
Perché è logico pensare che se fosse successo sarebbe stato quando era giovane e quindi in un mondo in cui tutti, anche le due ragazze non avevano riferimenti visivi. Insomma: tre ignoranti verso l'ignoto: tre esploratori.
Ed è proprio questo che ci manca in questa era, l'esplorazione senza immaginario di riferimento. Davvero esiste qualcuno che andando sulla luna potrebbe prescindere dalle immagini dello sbarco? O a newyork potrebbe far finta di non avere già visto quelle strade, grattacieli, ponti e quel fiume di persone? O sbarcando al polo si meraviglierebbe di tutto quel ghiaccio?
La cosa che mi colpì fu proprio che il loro comportamento era come me l'ero sempre immaginato. Iniziarono a baciarsi e l'unica cosa che mi venne in mente fu di rialzare decisamente il voto della festa sopra la sufficienza.
Quasi da subito cominciarono le mie pare mentali. Ok, lo ammetto. L'idea di vedere due belle ragazze mischiare le lingue a pochi centimetri da me non era qualcosa su cui non avessi fantasticato. Anzi. Ma si insinuava una domanda disturbante. Perché?
Non ero io e non eravamo soli. Era come se qualcuno avesse lanciato quel cazzo di sasso e si fosse innescata una reazione a catena.
Ci si baciava ovunque e dai rumori che provenivano dalle stanze sembrava avesse preso il via il gioco delle coppie, dei gruppi, delle mandrie. Come attori stavamo trasformando la serata in quel film che finisce sempre con la scena del tizio nudo che gira con una bomboletta spray di panna montata cercando di farlo assaggiare a tutte le ragazze della festa. Così a un certo punto mi feci dare il cambio. Come un puledro stanco della corsa invocai l'aiuto di un amico rimasto fuori dal recinto e quello si mise ben volentieri al mio posto, cosa che non destò il minimo stupore o una reazione che andasse oltre il tiepido e momentaneo: perché te ne vai? Cos'è successo?
Un'altra lingua sostituiva la mia ma non cambiava nulla. Le mani cercavano gli stessi appigli, gli occhi esprimevano le stesse promesse, i respiri decretavano le stesse sensazioni. Era come se un sasso, il mio sasso, fosse uscito dalla frana con la decisione di non alimentarla e fosse rimasto lì per rendersi conto che la sua uscita non spostava di una virgola alcunché. Non cambiava nulla. Zero.
Passarono le ore e la frana si fermò esaurita la spinta trascinante. I sassi tornarono ad essere solo sassi, soli, e non più un fiume potente in grado di travolgere tutti e tutto ciò che gli si parava davanti. Le persone iniziarono a farsi domande e a darsi risposte e a chiedersi il perché di quella strana reazione a catena. Cos'era stato a spingerli? Lo volevano veramente?
Be' la mia personale teoria è che quello che era successo avesse più a che fare con Beverly Hills 90210 che con la storia vera di due ragazze classe 1909 e un uomo del 1902 che se ne andarono nel fienile per capire come si potesse riuscire ad unire tre corpi senza gelosie, imparando a condividere un'intimità in un momento segreto e unico, privo di riferimenti ed eterno. E chissà come andò. Mi piace pensare di non essere in grado di figurarmelo. Perché la realtà non dovrebbe assomigliare ad una messa in scena.
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